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MASSIMILIANO GÉNOT, EMANUELE SARTORIS - TOTENTANZ - EVOCAZIONI LISZTIANE



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*Il prezzo si intende IVA inclusa

Descrizione

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Sacrum Officium Interruptum (extract)

 

Press Release

Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 14 luglio esce "Totentanz - Evocazioni Lisztiane", progetto discografico dei pianisti e compositori Massimiliano Génot ed Emanuele Sartoris.

Nel disco, il duo rilegge in chiave contemporanea  il “Totentanz”, leggendario brano del compositore ungherese Franz Liszt (1811 – 1886) originariamente pensato per piano e orchestra. La rilettura parte da una versione a due pianoforti ulteriormente condensata su un solo strumento, a due e a quattro mani. L’originale è, dunque, ricomposto in una  galleria di dodici nuovi quadri (“The death is dancing”, “Dies Irae”, “Sacrum Officium interruptum”, “Toten-Rag”, “Hispanic Barbarian Fantasy”, “Ostinato”, “Follie dal Nuovo Mondo”, “Danse Macabre”, “Original”, “Scontro Finale” e “Il Trionfo della Morte”) preceduti da un “Prologo in Cielo” ispirato al Faust di Goethe. 

Il carattere polistilistico del progetto di Génot e Sartoris è evidente: il linguaggio  lisztiano subisce un disinvolto processo di metamorfosi nelle direzioni più disparate. Attraverso lo strumento dell’ironia e delle citazioni, il romanticismo  aveva lanciato l’idea di una musica intellettuale, decostruita e riplasmata in alchimie inedite. Il duo non fa altro che cogliere questa intuizione e renderne  esplicita l’assoluta contemporaneità, ponendo il confronto tra passato e presente in vari modi: l’alternanza dei soli tra i due pianisti, provenienti dal “classico” e dal “jazz”, l’improvvisazione a quattro mani sul fondo di Liszt, l’originale puro (“Original”) e svariati gradi di arrangiamento polistilistici e  “distorsivi”, che potrebbero far pensare agli studi sui grandi classici della pittura realizzati da Francis Bacon (ad esempio “Study after Velazquez”).  L’arcaica sequenza medievale del Dies Irae, del XIII secolo, è la pietra angolare da cui tutto ha inizio, mentre la seconda parte dell’opera lascia il campo al tema barocco della “Follia”. La genialità del Totentanz era stata colta nel passato da Arturo Benedetti Michelangeli, che lo fece conoscere ed amare al grande pubblico. Il booklet del disco è impreziosito dai testi dal trombettista Paolo Fresu e Rossana Dalmonte della Fondazione Istituto Liszt.

«Sono tanti gli esperimenti riusciti in cui i jazzisti si sono cimentati con il repertorio classico. Jerry Roll Morton, Duke Ellington, Modern Jazz Quartet e Jacques Loussier ma anche i contemporanei Mike Westbrook, Uri Caine, Ernst Reijseger», sottolinea il trombettista Paolo Fresu nelle note di copertina. «Louis Armstrong si scaldava le labbra in camerino con le prime note della Cavalleria Rusticana di Mascagni e il suo sogno era quello di registrare l’intera opera in jazz. Ma mai era successo che un duo pianistico così eterogeneo come quello composto da Emanuele Sartoris e Massimiliano Génot affrontasse un materiale proveniente da un’opera oscura e sconosciuta ai più come il Totentanz lisztiano. Seppure questa sia stata scritta per diverse formazioni, l’impresa dell’affrontarla sul piano jazzistico a quattro mani potrebbe risultare azzardata se Liszt non fosse stato un grande improvvisatore come tanti dei musicisti del suo periodo», prosegue il musicista sardo. «Sartoris e Génot si avvicinano al Totentanz in maniera nuova e originale. Rispettosa ma, nel medesimo tempo, innovativa e contemporanea. Non è pertanto un pianismo a quattro mani ma piuttosto un unico pensiero interpretativo che naviga nella storia della musica di due secoli, attraversando il romanticismo ottocentesco e il ragtime, fino ad approdare nel contemporaneo. I dodici brani che compongono questo cd amplificano il breve brano originale portandolo a 45 minuti di intensa musica senza confini e senza tempo. Sono certo che Franz Liszt ne apprezzerebbe il risultato. Nell’intento di stemperare quella sofferta drammaticità che anticipava i tempi odierni e per la quale il compositore e pianista ungherese fu oggetto della critica dell’epoca. Totentanz, evocazioni listziane è un’opera senza confini capace di abbattere le tante barriere che il macabro mondo odierno edifica».

«L’interpretazione, si sa, è sempre una forma di tradimento del pensiero originale dell’autore, proprio perché il pensiero non è diretto, ma è  affidato a un materiale labile e impreciso come le note sul pentagramma», esordisce nella sua presentazione Rossana Dalmonte della Fondazione Istituto Liszt. «Le indicazioni che vengono aggiunte, con segni dinamici o con espressioni verbali colorate di venature espressive (svanendo, come un soffio, marcatissimo, violento) indicano appena l’intenzione dell’autore di collocare certi suoni in una parte particolare della galassia sonora che lo strumento è capace di produrre, ma la scelta fra tutte le possibilità disponibili è affar suo, dell’interprete fedele e traditore ad un tempo,  amante disinteressato e fedifrago della partitura nuda e indifesa. Basta ascoltare due esecuzioni della stessa opera fatte da due pianisti o anche dallo stesso in tempi diversi della sua vita, per rimanere perplessi a proposito della vera “identità” di un’opera musicale», continua. «Poi, per fortuna, l’ascoltatore decide liberamente di intervenire su ciò che l’orecchio gli porge, a sua volta modificando il messaggio, aggiustandolo più che può a ciò che gli detta la sua visione del mondo, dell’uomo, della musica. Liszt come interprete dovette (quasi) sicuramente essere molto infedele: perfino suonando già “consacrati monumenti” come le Sonate di Beethoven, che egli fu uno dei primi ad amare, diffondere, insegnare,  commentare,  ne combinava di tutti i colori: non suonava l’intero pezzo, oppure modificava la successione dei tempi, o ancora aggiungeva ornamentazioni e forse anche armonie più robuste. Non si trattava soltanto di “sfumature”, ma di vere e proprie appropriazioni del materiale scritto da Beethoven», racconta. «Ma forse se il grande di Bonn l’avesse sentito suonare non sarebbe rimasto male. Se poi Liszt decideva di ripensare un’antica melodia in chiave moderna, anzi di ripercorrere la via che da una fonte  ispiratrice ancora esistente aveva portato alla creazione di una particolare “colonna sonora”, allora la sua fantasia era capace di liberarsi da ogni regola o prescrizione. Il suo Totentanz per pianoforte e orchestra, più volte rivisto durante un quarto di secolo, scaturisce dalla melodia del “Dies irae”, la famosa sequenza composta sul testo di Tommaso da Celano nel XIII secolo, ma è anche ispirata dall’affresco del Camposanto monumentale di Pisa, che si affaccia sulla Piazza dei Miracoli da lui visitata nel 1839 durante il suo viaggio in Italia. La musica di Liszt parte da qui ma è lontana sei secoli e montagne di pagine musicali dalla pulita linea melodica del testo di partenza. E così si può dire del ripensamento di Massimiliano Génot e Emanuele Sartoris che dista circa 160 anni dal testo lisztiano e lo “interpreta” con fantasia virtuosistica e perizia compositiva sulla base delle tante esperienze maturate nel campo della musica in questo lungo periodo. Ascoltando questo “nuovo” pezzo ci si può chiedere dove finisce l’interpretazione della pagina lisztiana e dove comincia il lavoro sull’antica melodia, cosa ci sia di originale e cosa di antico e perché il “nuovo” appaia proprio in quel momento. E qui avviene l’ultimo atto dell’antica magia: l’ascoltatore entra in una spirale inebriante che lo fa sentire, a sua volta, creatore di un nuovo possibile percorso».

Massimiliano Génot  si diploma a sedici anni con il massimo dei voti al Conservatorio di Torino, perfezionandosi a Ginevra con Maria Tipo.  Debutta nel 1991 al Maggio Musicale Fiorentino nelle celebrazioni per il bicentenario mozartiano e nello stesso anno si diploma in composizione. Nel 1995 effettua la prima registrazione mondiale della Scuola della Velocità di Czerny ai tempi originali, ritenuti fino ad allora ineseguibili. Tra i suoi maestri Aldo Ciccolini, Piero Rattalino e Lazar Berman. Frequenta l’ Accademia di Imola  ed inizia a collaborare come concertista e divulgatore con l’ Accademia di Francia di Villa Medici a Roma, il Teatro Regio di Torino, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro dell’ Opera di Roma, lo Sferisterio di Macerata, e numerosi istituti di cultura all’ estero. Premiato al Concorso Internazionale Ferruccio Busoni del 1994, sviluppa la sua attività in Italia ed all’ estero, in particolare in Sud America ( Brasile, Argentina, Ecuador ed Uruguay) ed in Europa. Nel 2016 è chiamato ad inaugurare in un grande concerto open air  l’ Art city Center di  Ji Nan, Cina.  Nello stesso anno riceve il premio  Federico Ghedini e il Premio Pinarolium dalla sua città d’ origine, Pinerolo. Da tempo coltiva un approccio crossover collaborando con musicisti provenienti  dal mondo della lirica, del jazz e della  musica contemporanea. Viene segnalato nel 2008 dal  giornale “Il  Sole 24 ore” come uno dei cinque musicisti italiani che si sono distinti sulla scena internazionale grazie alle sue fantasie wagneriane  eseguite a Bayreuth  sul pianoforte di Wagner.  Nel 2019 viene chiamato a far parte della giuria del Concorso Internazionale “Viotti “di Vercelli. Attualmente insegna pianoforte ed improvvisazione cross over presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. Il  repertorio per pianoforte ed orchestra da lui eseguito in collaborazione con l’Orchestra Bruni diretta da Claudio Morbo comprende brani come il secondo concerto ed il Totentanz di Liszt, i due concerti di Chopin, il Concerto di Ravel ed il secondo concerto di Rachmaninov.

Avviato allo studio dello strumento dall’età di 10 anni, Emanuele Sartoris rapidamente inizia ad interessarsi al Blues e a tutta la musica nera e successivamente alla tradizione classica e alla musica moderna. Approda alla musica jazz frequentando seminari di improvvisazione e orchestrazione, fino al diploma sotto la guida di Dado Moroni presso il Conservatorio di Torino dove consegue anche la Laurea in Composizione ed Orchestrazione Jazz con il massimo dei voti sotto la guida di Furio Di Castri e Giampaolo Casati. Suona in numerosi festivals tra cui Torino Jazz Festival, Open Papyrus Jazz Festival, Novara Jazz Festival, Moncalieri Jazz Festival, Narrazioni Jazz 2017, Joroinen Music Festival in Finlandia. Unisce un’intensa attività concertistica a quella didattica, da seminari come "Piano Experience" presso la Fiera Internazionale del pianoforte di Cremona insieme al Maestro Massimiliano Genot fino all'insegnamento presso lo stesso Conservatorio di Torino. Ospite musicale nella trasmissione “Nessun Dorma” su Rai 5, condotta da Massimo Bernardini ha modo di collaborare tra i tanti con ospiti del calibro di Eugenio Allegri, Enrico Rava, Tullio Depiscopo ed Eugenio Finardi. Nel 2018 gli viene assegnata la giornata principale dell’International Jazz Day presso il museo Borgogna di Vercelli. Nello stesso anno è ospite, presentando il suo progetto Crossover con Massimiliano Gènot, nell’atèlier “Antiruggine” di Mario Brunello, concerto in cui ha modo di esibirsi a fianco dello stesso violoncellista. A settembre 2018 viene invitato con il suo quartetto “Night Dreamers” all’evento benefico per Amatrice dal titolo “ il Jazz italiano per le terre del sisma”. Al suo attivo due altre cd con l’etichetta Dodicilune: “I suoni del male” con il contrabbasista Marco Bellafiore (2017) e il piano solo “I Nuovi Studi” (2018). Nel 2019 per Alfa Music esce “Téchne” dellasua band Night Dreamers, resident del programma TV “Nessun Dorma”. Nello stesso anno partecipa al disco “Maurizo Brunod Ensemble” con ospiti Daniele DI Bonaventura e Gialuigi Trovesi ed al disco in trio “Woland” insieme al percussionista Massimo Barbiero e alla violinista Eloisa Manera.

L’etichetta Dodicilune, fondata da Gabriele Rampino e Maurizio Bizzochetti è attiva dal 1996 e dispone di un catalogo di oltre 250 produzioni di artisti italiani e stranieri. Distribuiti nei negozi in Italia e all'estero da IRD, i dischi Dodicilune possono essere acquistati anche online, ascoltati e scaricati sulle maggiori piattaforme del mondo grazie a Believe Digital.






Track List

1 - Prologo in Cielo
2 - Dies Irae
3 - The death is dancing
4 - Sacrum Officium Interruptum
5 - Toten-Rag
6 - Hispanic Barbarian Fantasy
7 - Ostinato
8 - Original
9 - Follie dal Nuovo Mondo
10 - Danse Macabre
11 - Scontro Finale
12 -Il Trionfo della Morte

All compositions by Massimiliano Génot, Emanuele Sartoris freely inspired by Franz Liszt except 1 by  Massimiliano Génot, Emanuele Sartoris; 8 by Franz Liszt

Personnel

Massimiliano Génot - piano
Emanuele Sartoris - piano

Recording Data

• PRODUCTION DATA
Total time 43:45 STEREO DDD
(p) 2020 DODICILUNE (Italy)
(c) 2020 DODICILUNE (Italy)
www.dodicilune.it
CD DODICILUNE DISCHI Ed414
8033309694146


• RECORDING DATA
Produced by Massimiliano Génot, Emanuele Sartoris and Dodicilune, Italy • Label manager Maurizio Bizzochetti (www.dodicilune.it) • Recorded November 2019 to February 2020 at Il Pollaio, Ronco Biellese (Bi), Italy • Mixed and mastered 1 February 2020 at Il Pollaio, Ronco Biellese (Bi), Italy • Sound engineer Piergiorgio Miotto • Cover photo Stefano Ghirardo • Photos by Valerio Averono • Contact: massimilianogenot.it, emanuelesartoris.com


• EXTRA NOTES
Realizzato con il sostegno di “Fondazione Istituto  Liszt Onlus”








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